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  • Andrea Bettancini

Ogni fotografo di street o reportage, dilettante o professionista, ha una propria bussola interna su ciò che deciderà catturare e su come lo farà. Il "come" avrà un impatto decisivo anche sul "cosa" e sul risultato finale.

JAIPUR | Street Food

"Posso scattare una foto?" Ecco...questa è una frase che non uso mai, a meno che non sia inevitabile, rovinerebbe irrimediabilmente l'immagine.

Uno dei principali dilemmi di un fotografo di strada è, senza dubbio, l'approccio alla scena che si intende riprendere e alle persone che la sostanziano.


Muovendomi con un'ottica grandangolare la vicinanza, anche estrema, per me è una necessità imprescindibile. Questo comporta certamente tutta una serie di problematiche che coinvolgono sia la preparazione dello scatto, sia il modo di affrontare il soggetto, del quale non si conoscerà la reazione.

Le persone mostrano una sensibilità maggiore o minore in relazione all'ambiente e alla cultura nelle quali sono immerse. Una grande città trafficata non offre uno spazio intimo personale, la privacy svanisce, i corpi si accalcano, tutti vanno di fretta e normalmente a nessuno importa di quello che stai facendo. L'India amplifica all'estremo questa situazione, e offre l'ecosistema perfetto per chi vuole veramente far entrare nella scena l'osservatore.

L'India ha anche un'altra peculiarità, la dicotomia pubblico/privato è molto labile, a differenza di quello che accade nelle società occidentali la vita si svolge prevalentemente nelle strade, e anche tutti quegli aspetti dell'esistenza che noi normalmente releghiamo in una sfera intima, qui vengono esposti. Non è raro che siano le persone stesse a chiedere di essere fotografate.


È voyeuristico? Sì, in quanto si tratta di vedere. E ci sono tanti modi per farlo quanti sono quelli di vivere. Puoi essere inquietante o curioso, aggressivo o gentile.

"Sono noto per essere un fotografo che scatta da molto vicino, e più invecchio, più mi avvicino." Bruce Gilden

Qualcuno conoscerà certamente Bruce Gilden, se non lo conoscete andatevi a cercare un po' dei suoi scatti.

Il suo modo di fotografare è molto controverso e suscita reazioni opposte, c'è chi lo ammira e chi ne rimane scandalizzato, questo per la "violenza intrusiva" che produce il suo flash sparato in faccia.

Utilizzo anch'io un piccolo flash da breve distanza, non posso certamente paragonarmi a Gilden, non ne ho ne le qualità ne l'incredibile faccia tosta, però questa peculiare tecnica, "in your face with a flash bulb", mi offre lo spunto per un prossimo post. "L'ETICA IN FOTOGRAFIA", analizzando un'immagine particolarmente significativa e controversa dell'11 settembre.

Alla prossima allora.

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